mercoledì 30 dicembre 2015

CREMA DOLCE INVERNO


 Buon pomeriggio a tutti!


L'inverno in generale a me non piace, ma qualcosa da salvare ce lo troviamo. Ad esempio la zucca e i cachi. Se ci mettiamo anche il caldo avvolgente e scoppiettante di un camino e un bel cagnolino che si fà fare le coccole.. Anche questa stagione risulterà quasi gradevole!



 Qualche tempo fà ho provato a mischiarli ed è venuta fuori una cosa buonissimissima.
Una crema dolce ... che mi ricorda la chantilly.

Per farla occorre :

- la polpa di zucca lessata (meglio se al forno o al vapore .. non bollita) di quelle belle sode e saporite come la delica
- qualche caco maturo

I dosaggi li decidete voi a seconda che vogliate una crema più "solida" da mangiare al cucchiaio tipo budino (allora più zucca e meno caco)... O più morbida per ricavarne una farcia per un dolce ad esempio il tiramisù (più caco e un pò meno zucca).

Si frullano i due ingredienti ed è già buonissima e dolcissima così; senza null'altro.
Ma se volete variare sul tema io ho provato ad aggiungere cacao, vaniglia, caffè solubile,carruba in polvere .... uno più buono dell'altro! E chissà quante combinazioni ci sono ancora !!

Con questo post saluto il 2015, un anno davvero impegnativo...




sabato 19 dicembre 2015

PIZZA CON LIEVITO MADRE

Ciao a tutti!
E' passato un secolo dall'ultimo post eppure tra una cosa e l'altra non mi sono nemmeno accorta del tempo che è scivolato via. Letteralmente . Mi scuso con tutti coloro che seguono il blog.

Tornando all' utilità del post (si spera eh) oggi vi do la ricetta che trovo perfetta per una pizza alta e focacciosa (non che non si possa utilizzare anche per quella bassa.. ma alta.. beh è paradisiaca).
 Ho provato davvero tante versioni, anche cambiando piccoli dettagli.
E sono arrivata qui:


Ricetta per una pizza da 22/25 cm di diametro.

- 70 gr di lievito madre
 (lo rinfresco sempre il giorno prima)
qui la ricetta che ho seguito io per far nascere la mia pagnotella di lievito madre.

-150 gr tra acqua frizzante e latte vegetale
(di solito metà e metà, ottimo il latte d'avena).

- 1 cucchiaio di malto o zucchero di canna

- 250 gr di farina
 (dopo vari mix, sono arrivata a una mistura in parti uguali di integrale e semola di grano duro. Superba anche con quella di kamut).

-1 cucchiaio di olio evo

- opzionale un pizzico di sale
(la preferisco 'sciapa', il sale magari lo aggiungo alla fine).


Sciolgliamo il lievito madre (magari con l'aiuto del mixer a immersione) nell'acqua e latte veg, aggiungiamo lo zucchero e pian piano la farina. Ogni farina assorbe a modo suo e ora dovrete regolarvi ad occhio, l'impasto dovrà risultare abbastanza morbido ed elastico.
Aggiungiamo anche l'olio evo. Impastiamo per bene qualche minuto.

Ora facciamo tre serie di pieghe, allungando un lato per volta, richiudendo, senza schiacciare mai l'impasto, lasciamo riposare una ventina di minuti e riprendere con la seconda piegatura.. e così via.

Stendiamo l'impasto nella teglia (ben oleata o con carta forno), avvolgiamo con la pelliccola o con un panno umido e mettiamo nel frigo una notte (ho letto che c'è chi protrae l'operazione anche per una giornata intera).

Estraiamo la teglia la mattina seguente, posizioniamola in un posto tiepido e lasciamo riposare- lievitare tutto il giorno.

Ora togliamo la pellicola e non ci rimane che condire la nostra pizza, porla nel forno caldo a 200°C nel ripiano più basso per una ventina di minuti.
Consiglio poi di mettere 5 minuti in modalità grill nel piano più alto, a maggior ragione se avete messo un vegformaggio che fonde.

Buona pizzata!





giovedì 10 settembre 2015

EXPRESS COFFEE

CIAO!

Non so se capita anche a voi, ma io ho periodi di "fissa" assurdi, oltre che per le cose/abitudini anche per gli alimenti. Qualche tempo fà è toccato al caffè.
Torta al caffè, muffin al caffè, gelato al caffè... e via dicendo. Così sono nati anche i cioccolatini.
Ho fatto diverse prove e questi sono quelli che mi danno più soddisfazione, poichè sono "potenti" ^_^ Mi ricordano i pocket coffee ma senza l'odioso liquido all'interno.


Ci occorrono:
- mezza tavoletta di cioccolato fondente (io direi ALMENO al 70%)
- 1 cucchiaino di caffè in polvere
- 2 cucchiaini di caffè solubile
- 1 pizzico di cannella






Metto a fondere il cioccolato a bagnomaria, aggiungo le varie polveri e verso negli stampini.
(Ottimi quelli in silicone o plastica morbida per ghiaccioli.)
Metto qualche ora nel frigorifero e sformo.
Meglio conservarli li anche in seguito altrimenti squagliano.

Se volete dare loro un aspetto più caruccio, oltre che sbizzarrirvi con le forme potete mettere qualche grano intero di caffè.

lunedì 27 luglio 2015

PASSATA DI POMODORO FATTA IN CASA



Esatate? Pomodoro!

Secondo me è il frutto-ortaggio (che dir si voglia) che rappresenta di più questa stagione.
D'inverno mi manca da morire (ho provato anche l'acquisto vergognoso di pomodori da serra.. Ma non sanno di nulla!); pensare che anni fà proprio non riuscivo a mangiarlo perchè mi dava acidità, e io poveretto, davo la colpa a lui!

Tornando a noi, ora vi spiego come mio marito (è lui l'addetto alla passata) prepara la conserva.
Gian, uno dei pochi che a volte mi fà andare su tutte le furie, l'unico a rendermi davvero felice.

Ci occorrono:

- pentole capienti (anche una sola)
- vasetti con coperchio che fà clik-clak
- canovacci
- pomodori (io uso i peretti o quelli denominati "da conserva")
- sale
- aromi a piacere facoltativi (il basilico è superfavorito)

Partiamo sterilizzando i vasetti, ovvero:
- Li laviamo bene con acqua e sapone;

- Li poniamo all'interno di una pentola pieni d'acqua e ricoperti da acqua (anche i coperchi), dove sul fondo avremmo messo un canovaccio per evitare sbattano tra loro. Mettiamo sul fuoco e facciamo bollire dolcemente per 20-30 minuti;

- Appena sono toccabili, poniamo i vasetti a testa in giù e i coperchi sulla griglia del forno acceso al minimo sino a che non saranno completamente asciutti, non occoreranno più di 20 minuti.
Pronti!



Per la passata:


Laviamo i pomodori (i miei sono fonte di orgoglio poichè sono dell'orto... ben 4 kg di orgoglio per ora ^-^), tagliamo a pezzettoni e mettiamo nel pentolone insieme a qualche pizzico di sale.
 Se necessario si aggiunge un pò di acqua e si fanno andare un 15- 20 minuti. Ora con il fedele frullatore a immersione tritiamo grossolanamente i pomodori.
 Noi non siamo della scuola di togliere la pelle e poi andare di passino, facciamo che semplifichiamo. Ora và molto a gusto personale, nel senso che la passata è pronta quando ci pare abbastanza densa. Noi facciamo cuocere circa altri 20 minti, sempre mescolando ogni tanto.
Riempiamo i vasi con la salsa e chiudiamo (aggiungendo se vi piace quanche foglia di basilico prima di avvitare il tappo), li poniamo ancora all'interno di una pentola rivestita con il povero canovaccio, riempiamo di nuovo d'acqua in modo che i vasi siano sommersi.
Ancora sul fuoco a bollire per una ventina di minuti.
Estraiamoli più caldi che riusciamo e li poniamo a testa in giù fino a completo raffreddamento.


Una volta freddi (ci vorrà tempo) verifichiamo che abbiamo preso il vuoto, altrimenti se qualche vaso fà ancora click clack basterà porlo in frigorifero e utilizzarlo entro 3-4 giorni.

E' davvero semplice, ma innegabile che occorre tempo ! Ma che soddisfazione, tutta un altra cosa
da quella industriale!





martedì 14 luglio 2015

FETTUCCINE ALLA CARBONARA (CRUDISTE)

Ciao a tutti!

a distanza di anni finalmente pubblico anche io un post dedicato alla 'pasta crudista' fatta semplicemente affettando zucchine.
Pratica, leggera, versatile, adatta a tutti. Anche ai pastai convinti come me.


La ricetta che vi segnalo l'ho trovata su un giornaletto mensile  che si chiama "WE VEG".
Piccolo, spartano, passa inosservato ma a me piace un sacco. Mi dà tantissime idee; tra l'altro tutte vegan (a differenza di altre riviste molto più blasonate).
Ho applicato qualche modifica all'originale; questa è la mia versione.

Per due persone mangione ci servono:

Per la pasta:
- 2 zucchine

Per il condimento:
- mezzo peperone giallo
- mezza (o anche meno) cipolla rossa dolce
- sale, pepe, curcuma, paprika (ottima quella affumicata)
- 1 cucchiaio di salsa di soia
. 1 cucchiaio di succo di limone
- 4 pomodori secchi (ammollati precedentemente)
- un filo d'olio extravergine

Per la pasta ci sono attrezzi magici che in due secondi trasformano la zucchina in perfette tagliatelle/ spagnetti. Io non lo possiedo così mi arrangio con il pelapatete, facendo roteare la zucchina formando delle tagliatellone più larghe ma ugualmente sottili che si aggrapperanno benissimo al sugo.

Nel frullatore mettiamo il mezzo peperone, la cipolla a tocchetti, succo di limone, salsa di soia e se occorre un goccino d'acqua. Andiamo poi

a correggere con pepe, curcuma e solo se occorre sale.
Amalgamare le fettuccine con l'intingolo creato e servire con pezzettini di pomodoro secco,un filo d'olio, una spolverata di paprika... E ora che ci penso ci cade benissimo anche qualche fogliolina di prezzemolo.

venerdì 12 giugno 2015

TORTA CON GELATO-COTTO

Buongiorno a tutti!
Oggi uno spunto per una torta un pò diversa, non spaventatevi sempre solito impasto trito e ritrito (non lascio la mia strada!), ma con l'aggiunta gelato.
Mi spiego meglio : una vaschetta di gelato era rimasta fuori dal congelatore così ho provato a utilizzarla sostituendola all'olio e al latte vegetale che prevedeva il solito impasto.
Il risultato è stato una torta morbissima (effetto plum-cake) dal sapore nocciolato (il gelato era appunto nocciola).




Ho utilizzato:
- 200gr circa di farina integrale
- 2 cucchiai di zucchero di canna grezzo
- un terzo di bustina di lievito per dolci
- gelato sciolto
- qualche quadratino di ciocciolata fondende tritato grossolanamente
 (trovo che le gocce sono tanto belle, ma fatte con un cioccolato che non vale niente e non sa di niente)


Impasto farina, zucchero e lievito aggiungendo il liquidoso exgelato che mi occorre per avere un impasto morbido. Aggiungo il cioccolato (se le avete perfette anche le nocciole tritate grossolanamente).

Inforno la tortina per circa 20 - 25 minuti a 200 °C.. Come al solito controllate con lo stecchino che è fedele e non mente mai ^-^.


sabato 30 maggio 2015

TORTA DI MELE "AL CUCCHIAIO"

Buonasera a tutti!

Oggi condivido una ricetta molto semplice (e molto buona) che mi sono ritrovata a preparare più volte. Unica particolarità : non usiamo la bilancia come unità di misura ma il cucchiaio.



Dosi per una torta da 20/25 cm di diametro :

- 4 cucchiai colmi di farina
- 1 cucchiaio di zucchero di canna
- 2 cucchiai d'olio
- mezza bustina di lievito per dolci o una punta di cucchiaio di cremor tartaro
- latte vegetale, succo di frutta o acqua
- 3 mele piccole tagliate a fettine sottili
- aromi a piacere (vaniglia, buccia di limone, cannella ... ecc)

- marmellata (opzionale)
- cannella (opzionale)

Impastiamo (nel mio caso rigorosamente con le mani) farina, zucchero, agente lievitante, aroma a scelta,  olio e piano piano aggiungiamo il liquido che occorre (nel mio caso latte di riso) a formare una bella frolla compatta.

Stendiamo la pasta col mattarello dando una forma tondeggiante, adagiamo nella teglia e modelliamola avendo cura di sbordare leggermente sui lati. Bucherelliamo la superfice con una forchetta, stendiamo un velo di marmellata (omettibile .. io ho provato sia con che senza il risultato ovviamente cambia ma rimane comunque buono) e le fettine di mela.
Ripieghiamo il bordino verso l'interno (per contenere le mele), spolveriamo con lo zucchero e inforniamo per 20- 25 minuti a 200°C.
Sforno , lascio raffreddare un pochino e prima di servire per me è d'obbligo una bella nevicata di cannella.









 Ah quasi dimenticavo! 
Sono maturi i gelsi ^_^  ... Non ditemi che non li avete mai mangiati !





lunedì 11 maggio 2015

I SOLDI NON COMPRANO TUTTO

Oggi volevo scrivere il solito "post-ricettina"... Ma ... Cambio di programma; avverto sarò polemica e verbalmente aggressiva.

Ci sono tante ragioni per non comprare un animale, ma adottarlo.
La prima (e credo più importante) è che una vita non ha un valore economico quantificabile.. Si sceglie e si compra un soprammobile, un vestito o tutto al più una pianta, ma non una creatura!

Ho sentito l'altro giorno un a frase che  mi ha fatto gelare il sangue :
 "E ma quell'allevatore non è uno di quegli ufficiali.. Lo fà per passione."
Eh no, l'unica passione è quella dei soldi cari miei, Uno che ama l'animale (di qualunque specie o razza sia) non lo fà riprodurre in continuazione, non ne fà nascere sapendo perfettamente quanti senza casa ci sono e non ne da un prezzo con relativo tagliando di qualià. Non si lucra su chi si ama.

A tal proposito a noi del rifugio GLI ULTIMI è arrivata una richiesta d'aiuto la settimana scorsa da una ragazza della zona di Milano dicendo che possedeva alcuni ratti e non poteva più occuparsene per problemi economici.
Togliendo il fatto che quando entra nella tua vita un esserino tu devi esserci anche quando avrà più bisogno (salute compresa), al massimo cerchi di fare una colletta, ti impegni a raccogliere soldi con piccoli incontri benefit, fai lavoretti extra.. O i sacrifici valgono solo per scarpine e viaggetti?
Tagliando corto, ci siamo recati sul posto a recuperare i sei ratti malcapitati, tenuti in condizioni molto discutibili. Il giorno seguente visita veterinaria d'obbligo : rogna (trascinata da tempo) e stato di salute precario per diversi soggetti ( genealogia con deficit? malnutrizione? condizioni igeniche non idonee? ).
Come ciliegina sulla torta, veniamo a conoscena che il soggetto in questione (che per bontà personale definirò "la ragazza"), è un allevatrice amatoriale. A tal proposito ecco i suoi dati:

https://www.facebook.com/people/Mondo-Ratto/100007723905866


Una che vende vite anche a chi li usa per nutrire i serpenti, una che ha avuto animali altamente infetti e infettivi non curati per mesi, una che ci ha dato un ratto maschio con testicoli interni e atrofizzati che non si regge in piedi e lo ha deriso con un "non ce la fà" a montare le femmine, una che ci ha aspettato coi ratti in strada (una ratta in una scatola di cartone e gli altri in una sorta di trasportino pieno di urina fino alla maniglia), una che non ha capito nemmeno la gravità della cosa.

Io non mando accidenti alle persone, non fà per me e non serve poichè ho la certezza che la vita le regalerà quello che merita. Semini vento e raccogli tempesta.

Aggiungo solo che al rifugio ci sono tanti ratti con la propria storia che cercano un posto da chiamare casa, che merita una vita dignitosa.

http://www.gliultimi.org/



venerdì 10 aprile 2015

CREME DOLCI SPALMABILI

Buonasera a tutti!

Qualche tempo fà mi ero preparata la strepitosa CARRUBELLA di MaVi .
Unica differenza (a parte un pò di dosaggi), io non la pongo sul fornello.

Per cui occorrono :
- una manciata di nocciole ridotte in polvere col macinacaffè o un frullatore potente
- 100/150 gr di fagioli rossi
- qualche chucchiaio di malto (o zucchero di canna)
- qualche cucchiaio di carruba in polvere o cacao amaro
- vaniglia in polvere
- un pò di latte vegetale o acqua se occorre



Frullo i fagioli col minipimer, unisco il malto e il cacao che occorrono (dipende da quanto dolce e cioccolatosa la desideriamo), la vaniglia, alla fine le nocciole.
Se è troppo densa aggiungo un goccino di latte vegetale.
Si conserva in frigorifero per almeno 3 giorni (quello che è durata al massimo qui a casa!).

Oggi ho scimmiottato un pochino creando una sorellina bianca.



- una manciata di mandorle ridotte in polvere col macinacaffè o un frullatore potente
- 100/150 gr di fagioli bianchi (io ho messo i cannellini)
- qualche cucchiaio di malto
- vaniglia in polvere
- aroma naturale di mandorla (opzionalissimo)
- un pò di latte vegetale o acqua se occorre




Stesso procedimento della ricetta sopra. ^-^



A noi è piaciuta molto; e così immancabile finisce sul blog.  E poi è bello fare qualche ricettina semplice,  "a occhio", senza stare li con caraffe graduate e bilancine. Riusciamo a essere più rilassati e spontanei.

domenica 5 aprile 2015

FROLLINI ALLA CAMOMILLA

MMM... che profumo questi biscottini!



Ciao a tutti!
Ho visto la ricetta qui (sito che tra l'altro consiglio di consultare in lungo e in largo) e ammaliata dall'uso della camomilla e della farina gialla non ho potuto resistere!
Ho fatto un paio di aggiustamenti ma la ricetta è praticamente la stessa.
Secondo me sono ottimi per colazioni e merende. 

Ingredienti:

- 100 gr di farina gialla (io ho usato la fioretto)
- 100 gr di farina integrale
- 50 gr di malto o di zucchero di canna
- 40 gr di olio di girasole bio
- 4 gr di cremor tartaro (o mezza bustina di lievito per dolci)
- vaniglia in polvere
- 4 cucchiai di camomilla ridotta in polvere


 Impasto tutti gli ingredienti e se occorre aggiungo un pochino di latte vegetale o semplice acqua.
Devo ottenere un impasto compatto tipo frolla. Infarino il piano, stendo la pasta col coraggioso mattarello e taglio i biscotti.
Splendido se avete la formina a fiore.

Dispongo sulla placca centrale del forno, 15 minuti circa a 180°C.
Controllate mi raccomando che il forno è un pò maledetto, ognuno funziona a modo suo!



Fatto! E non sapete che atmosfera magica in cucina ^-^

domenica 29 marzo 2015

TORTA VENTINOVE


Buongiorno a tutti. Oggi è il mio 29esimo compleanno.
Giornata di riflessione, volente o nolente, l'ultimo giro di boa prima dei trenta.
Tra le altre cose, oggi pensavo al mio rapporto col cibo.
E' cambiato nei mesi e negli anni. E' cambiato nella quantità, nella qualità, nella scelta della tipologia andando via via a selezionarsi sempre di più e allo stesso tempo a ricercare/riscoprire.
Da cibi industriali o di dubbia fattura (origine animale annessi) a quelli vegetali, sempre più verso la semplicità, verso l'essenziale, verso un'alimentazione più "pulita". Alla ricerca della pace con la bilancia, non ancora totalmente trovata.

Perchè si, siamo quello che mangiamo.
E'questa la nostra medicina, non la pillolina che bigpharma ci fà mandare giù nel momento più sbagliato (ovvero quando il nostro fisico manda un segnale forte che qualcosa non và e noi pensiamo bene di soffocare il sintomo non interessandoci alla causa).
Gli scivoloni non sono mancati, e non essendo perfetta non mancheranno in futuro, ma un pochino meno spero. Cerco di migliorare, di evolvere, di mettere in discussione.

Cucinare è creatività, l'ho amato da sempre. Cucinare è prendersi cura di se e degli altri.
E' come coltivare una piantina e vederla crescere e raccogliere i frutti.

Ok, stò diventando logorroica ^-^ , ecco la ricetta della torta che ho preparato per oggi; in pratica un torta di carote e mandorle con crema pasticcera al limone.

Per la torta
(spunto della ricetta qui)

- 130 gr di farina integrale (o quella che vi piace di più)
- 350 gr di carote grattugiate (o tritate)
- 100 gr di malto
- una manciata di mandorle tritate
- un bicchierino di liquore dolce (io ho usato un rum al cocco)
- 40-50 gr di olio di girasole bio
- 3 gr di cremor tartaro
- mandorle a lamelle
- vaniglia in polvere

Per la crema:
(spunto della ricetta qui e qui)

- mezza tazza di cous cous
- una o due tazze di acqua
- buccia di limone
- vaniglia in polvere
- 3- 4 cucchiai di malto (io avevo quello di mais)

Partiamo dalla base.
Impastiamo con le mani le carote, la farina, l'olio, il liquore, il lievito, le mandorle tritate, la vaniglia e il malto. A me è andato bene così... Ma se vi pare secco potete aggiungere all'impasto un goccio d'acqua o latte vegetale.
Io ho voluto creare una base bassissima in una teglia per poterla stratificare, ma nulla vieta di fare una torta vera e propria o perchè no dei cupcake.
Mi sono regolata col forno a 180-200°C per 40- 50 minuti nel ripiano centrale.
Una volta cotta (prova stecchino), l'ho messa a intiepidire.

Nel frattempo procediamo con la crema.
Mettiamo un paio di bicchieri d'acqua in una casseruola e portiamo a  bollore. Tuffiamo il cous cous, copriamo e aspettiamo che si idrati per bene almeno 15- 20 minuti.
A questo punto valutiamo la quantità d'acqua:
-  Se è stata totalmente assorbita ne mettiamo un altro pò (poco per volta) frullando fino a ottenere una bella crema densa;
- Se ne è "avanzata" già di quella calda ne togliamo una parte e aggiungiamo solo quella che serve.
 Ovviamente questa crema si presta a una miriade di preparazioni. Io la prima volta l'avevo fatta troppo densa ed era ottima come budino ma non speciale come crema, questa volta tenendola più liquida è perfetta come pasticcera.
Aggiungiamo il malto e tutti gli aromi scelti (in questo caso buccia di limone e vaniglia).
Per rendersi conto di come sarà la crema sarebbe opportuno aspettare fosse fredda, io non l'ho fatto ed è risultata un pochettino troppo liquida. Mea culpa.

Ora taglio a metà la torta, su una prima parte metto la crema, poi ricopro con l'altra metà della base.
Sulla superficie dispongo uno strato sottile di malto e le mandorle a lamelle che rimarranno al loro posto.
Una cosa totalmente estetica... Ma anche l'occhio vuole la sua parte.
Il cibo lo si gusta anche con gli altri sensi in fondo.



giovedì 26 marzo 2015

PATE' SFIZIOSO MELANZANE E PORCINI


Buondì a tutti,

Oggi voglio condividere con voi una salsina ottima per accompagnare i cibi neutri (come verdure grigliate o al vapore) o da spalmare sul pane o sui crostini.
La avevo comprata al supermercato più volte una crema di questo tipo, e tutte le volte mi lamento che è troppo unta, buona ..Ma c'è troppo olio.
Difetto che riscontro in quasi tutte le salse "salate" (es. patè di olive, carciofi, pomodori secchi ecc ecc.. ).

Così questa mattina ho dato un occhiata agli ingredienti sulla confezione cercando di riprodurla il più fedelmente possibile.
Ci occorrono :

- una melanzana grande
- due manciate circa di porcini secchi messi in acqua calda per almeno un oretta
- uno spicchio d'aglio
- sale, pepe, origano
- un filo d'olio exravergine

Per prima cosa cuociamo la melanzana, io ho tagliato verticalmente delle fette spesse e passate in padella; avendo più tempo la si può cuocera al cartoccio in forno (facciamo dei tagli sulla melanzana e la avvogiamo con carta allunminio, poi in forno a 200°C circa per almeno mezz'ora) o perchè no al vapore.
Ora quando si è un pochino raffeddata togliamo la pelle e la frulliamo con lo spicchio d'aglio e i funghi... Se occorre aggiungiamo acqua.
Ora regoliamo sale e pepe, aggiungiamo origano e un filo d'olio. Pronta!

martedì 17 marzo 2015

POLPETTINE DI COUS COUS E ZUCCA


 
 Ciao a tutti,
gira e rigira finisco sempre a combinare qualche cosa con una zucca. Non è colpa mia!
Oggi a pranzo abbiamo optato per delle polpettine al forno a base di cereali.

Occorrente:
- Una tazza di cous cous
- 3 fettine di zucca
- mezza cipolla
- farina
- farina gialla (quella per polenta) o pangrattato
- sale, pepe, olio, erbe aromatiche.


Metto a bollire in una casseruola l'acqua, una volta calda ci tuffo il cous cous, spengo il fornello e copro.
Intanto spadello rapitamente la cipolla tagliata sottile con la zucca ridotta a tocchetti, aggiungo un pò d'acqua poco per volta (se volete potete sfumare con un pò di vino bianco), aggiustando di sale e pepe.
Una volta che la zucca sarà morbida, la schiaccio con la forchetta e travaso il composto in un contenitore (a raffreddarsi) . Nel frattempo si sarà idratato il cous cous, scolo l'eccedenza d'acqua e lo inglobo nel contenitore con la zucca. Aspetto una decina di minuti in modo da poter lavorare l'impasto con le mani senza cancellarmi le impronte digitali ^-^.
A questo punto amalgamo bene le due parti, assaggio se è abbastanza sapido (si si tutte scuse per spizzicare in continuazione), inglobo le erbe aromatiche (ottimo prezzemolo o rosmarino), un goccino d'olio extravergine e la farina che occorre per avere un impasto manipolabile.
Formo delle palline (la grandezza và a nostra discrezione) e le passo nella farina gialla.
Dispongo la carta forno su una teglia, metto un filo d'olio così l'impanatura a contatto diventerà croccante, adagio sopra le polpettine e inforno a 200°C circa per 5- 10 minuti in modalità grill, giro le polpette dalla parte opposta e lascio gratinare altri 5 minuti.

Questo genere di piatti è ottimo da congelare per avere un primo piatto buonissimo a tempo record. Inutile dire che tutti i cereali sono validi (non solo il cous cous) e altrettanto vale per le verdure.

Dedicato a chi crede che senza uova gli impasti in genere non leghino ^-^




martedì 10 marzo 2015

MARMELLATA DI ZUCCA

Buondì!

Ultimo periodo per godersi a pieno la stagionalità di uno dei miei alimenti preferiti : LA ZUCCA.
Iperversatile nel dolce e nel salato, ottima per essere utilizzata dai piatti basici a quelli elaborati.
Mi stuzzicava l'idea di ricavarne una marmellata, considerando la cremosità del frutto già di per sè.
Per prima ho provato questa ricetta, che ha davvero un gusto piacevole ma la trovo più adatta ad accompagnare piatti salati più che una confettura vera e propria.
La settimana scorsa sfogliando un quotidiano della mia città... L'ho trovata... E' LEI!
La condivido con voi poichè è davvero squisita.
Io la uso sulle gallette la mattina, m anche su una crostata penso farebbe faville. Bando alle ciance, ecco la ricetta:

- 1 kg di zucca pelata e tagliata a tocchetti
- 2 arance non trattate
- 1 limone non trattato
- 370 / 400 gr di zucchero di canna grezzo
- 1 bacello di vaniglia
- un pizzico di noce moscata
- acqua

Mettiamo in una casseruola la zucca tagliata a tocchetti, le buccie delle arance e del limone (tagliata con un pelapatate), le arance tagliare a pezzi (meglio se riuscite a togliere la parte bianca che risulta amara), la vaniglia incisa a metà,  la noce moscata e lo zucchero. 
Mescoliamo bene, mettiamo sul fuoco aggiungendo poca acqua in modo da far "sfaldare" la zucca senza rendere il tutto troppo brodoso.  Quando è bella morbida (dopo al massimo 15 minuti), frulliamo col frullatore a immersione, elimimando precedentemente la stecca di vaniglia.
Potete scegliere se eliminare o no le bucce; tutto dipende da quando volete rendere agrumata la vostra confettura.
Aggiungiamo il succo di limone e continuiamo a cuocere per arrivare alla consistenza desiderata.
Riempiamo i vasetti (sterilizzati), e li poniamo a testa in giù fino a quando sono completamente freddi, rigiriamo e controlliamo che non abbiamo perso il vuoto (il tappo non deve fare clik-clak)... Se così è stato riporli in frigorifero e consumare a breve; poco male !



venerdì 6 marzo 2015

TARALLI(NI) PUGLIESI



Penso che tutti li abbiamo assaggiati, sono buonissimi. Golosi e fragranti.
Li compro da anni e mi sono detta ... Perchè non provare a farli a casa?
Ne ho trovate diverse versioni anche con utilizzo di lievito madre, ma guardando l'etichetta di quelli che compravo il lievito (di birra o madre) non compare tra gli ingrendienti..
 Ho proseguito la ricerca e mi si è aperta questa pagina.
Pura e schietta.
Le uniche cose che ho fatto di diverso sono ridurre i dosaggi (da un kg di farina a 250 gr), aggiungere un goccino di vino in più e aromatizzarli a mio gusto.

Ingredienti:

- 250 gr di farina
- 60 ml di vino bianco
- 50 ml di olio extravergine di oliva
- un pizzicone di sale

- aromi vari ( io ho utilizzato cipolla granulare secca e concentrato di pomodoro + origano)



Impastiamo con le mani la farina, l'olio, il vino e il sale. Andiamo per gradi con i liquidi... Cercando di mantenere le proporzioni anche se occorre qualcosa di più rispetto la ricetta originale. Otterremo un impasto sodo e manipolabile. Ora potremmo anche lasciarlo così, ma perchè non cogliere l'occasione di personalizzarlo e allo stesso tempo complicarci l'esistenza?
Io ho diviso in due il mio impasto: ad una parte ho aggiunto la cipolla (1 cucchiaio circa di cipolla granulare secca) e all'altro due cucchiaini rasi di concentrato di pomodoro e origano.
Lasciamo riposare le pallette ottenute una mezz'ora.
Riprendiamo in mano la "pagnotta" e facciamo dei salamini lunghi, tubolari ... Un pò come si fà per fare i gnocchi. L'impasto tende ad aprirsi e rompersi, ma voi insistente compattando con le dita e ridando la forma tondeggiante; da quello che ho capito è così noioso perchè poi il risultato è fragrante e non secco. In poche parole saremo ripagati della faticaccia.
Tagliamo le striscioline in più segmenti da circa 6-7 cm ognuno e formiamo il tarallo (ovvero un cerchio avendo cura di premere bene con le dita sui punti di congiunzione).
Continuiamo così fino ad esaurire l'impasto.
Mettiamo sul fuoco una pentola d'acqua e portiamo a bollore. Tuffiamo pochi taralli alla volta mescolando delicatamente, attendiamo vengano a galla (proprio come i gnocchi!) e li raccogliamo col mestolo forato adagiandoli su uno strofinaccio.
Nel frattempo (tra una tuffata e l'altra) accendiamo il forno a 180-200 °C.
Disponiamo nella teglia (ricoperta con carta forno) i taralli e facciamo cuocere nel ripiano centrale del forno per circa 30- 40 minuti. Controllate di tanto in tanto i taralli dovranno apparire leggermente colorati.




Mangiateli da freddi.

venerdì 27 febbraio 2015

TORTA DI PERE

Ciao a tutti!


Di solito per fare delle torte "base", uso sempre il medesimo imapsto su per giù ; l'altro giorno ho voluto cambiare un pò e ho preso spunto da qui.
E' venuta fuori una torta morbidissima (quasi da mangiare con piattino e forchetta), ottima per colazione o merenda.. Dal sapore bilanciato e non troppo deciso.

Ho utilizzato:

- 130gr di farina integrale
-  40gr di fecola di patate
- 40gr di farina di castagne
- 4 cucchiai di olio di girasole
- 70 gr di zucchero di canna
- 2 pere tagliate a pezzettini
- 4 gr di cremor tartaro
- latte vegetale/succo di frutta
- cacao amaro in polvere
- un pizzico di cannella (facoltativo)
- cioccolato fondente a scaglie (facoltativo)



Amalgamiamo le farine, la fecola, lo zucchero, la cannella, il lievito e il cioccolato. Uniamo l'olio e il latte vegetale (o succo) necessario ad ottenere un impasto morbido.
Io di solito lo lavoro con le mani, ma anche il frullino elettrico fà il suo dovere.
Amalgamiamo delicatamente quasi tutte le pere, girando dolcemente col cucchiaio.

Travasiamo l'impasto in una teglia , precedentemente ricoperta con carta forno, livellare e disporre sulla superficie le pere rimaste.
Inforniamo a 180-200°C per una ventina di minuti nel ripiano centrale del forno.
Prova stecchino obbligatoria ^-^.

Una volta intiepidita spolverate col cacao amaro.






domenica 22 febbraio 2015

RATTI? SI RATTI, NON GATTI



Nuovo post e niente cosmesi, niente riciclo, niente ricetta. Mi auguro un concetto più profondo.

Spesso quando dico che ho dei ratti, le persone si schifano... e fingono di avere capito che io abbia dei gatti, cercando in quella testolina bacata che solo noi umani nel regno animale abbiamo saputo sviluppare, dandosi una spiegazione logica per che cosa diavolo io possa tenermi in casa.(i gatti si che notoriamente sono animali "da compagnia", non certo i ratti).
Venga messo per iscritto che io non ho nessun problema con i gatti, ma loro come esempio mi fanno comodo in questo momento; quindi mi sento autorizzata a citarli.

Ho imparato (come molti altri) a capire e amare queste creature, così diverse da noi e così uguali.

Oggi abbiamo letto una testimonianza, Federica da Roma che alcuni mesi fà ha adottato 5 ratti maschi dal nostro rifuglio, "Gli Ultimi".  Gli stessi ratti che una nipotina particolarmente ben educata aveva mollato come un pacco alla nonna e successivamente quest'ultima ci aveva chiamati dandoci una sorta di ultimatum altrimenti li mollava nel primo corso d'acqua che trovava. Non descrivo neanche come li abbiamo trovati.

Leggendo abbiamo riso, ci siamo inteneriti, ci siamo quasi commossi. Che meravigliosa vita hanno ora i nostri 5 ragazzini, grazie a persone che sanno vedere il buono anche dove il retaggio culturale lo oscura.

Non aggiungo altro, copio e incollo le parole di Federica, e la abbraccio (per ora solo virtualmente) con tutto il cuore.

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Come cominciare. Come descrivere la nostra esperienza, la prima, nonostante una vita tra e per gli animali, con non uno ma cinque rattoni? No, non voglio parlare di noi, delle nostre emozioni. Chi vive con gli animali, percepisce ogni giorno sensazioni delicate e profonde, non ha bisogno di descrizioni da dizionario né di lezioni né di edulcorate semplificazioni romanzate.

In questo momento sto scrivendo al pc e ho tra i tasti una codona penzolante; poco accanto al mouse sento un crocchiare di noccioline americane (qualcuno lascerà i gusci delle arachidi in giro sulla scrivania. Qualcun altro si azzufferà da qui a breve). Sulla spalla sinistra ho un dormiglione baffuto quasi assopito. Ho dovuto distrarli con le noci, altrimenti avrebbero sgambettato sulla testiera coprendo il testo di virgole, punti e consonanti insensate. Ogni tanto li guardo con la coda dell’occhio; cercano di rubare una mela sul tavolo, una mela più grande di loro, trascinandola giù sulla sedia, senza esito. La morderanno direttamente lì, fino a lasciare solo il torsolo. Con l’ananas non ci provano neanche! Con le castagne hanno fatto una strage di gusci questo Natale. Di mandorle non ne parliamo!

Loro, i topastri (non credo gli piacerebbe essere definiti così), si chiamano Dean (si legge Din), Don, Dan, Tatou e Giuseppe. Cinque delinquentissimi roditori. Scalmanati, indisciplinati, divertenti e, a me piace pensarlo, sorridenti.

Giuseppe è il papà, il padre putativo probabilmente, il saggio, lo scaltro. Il grigio, il vecchione, ha circa un anno. Che poi non è più grigio perché a seguito di una breve muta del pelo ha un che di biondo platino. Da pantegana a Barbie. Bah! Giuseppe, Peppone, assaggia per primo i cibi nuovi, li passa ai figli saggiatane la bontà o li tiene per se stesso, se troppo buoni, ingrossando le sue dispense segrete dietro il divano o sotto i libri (dispense poco segrete in verità. Vengono sempre scoperte dai figli!). E’ il primo a uscire dalla gabbia la mattina e la sera. E’ goffo perché ciccione, ha le orecchie a sventola e gli occhi enormi a palla, neri, un po’ ravvicinati. E’ intelligentissimo.
I figli maggiori (di stazza) sono Don e Dean. Dean è cieco, color bianco latte. Forte, ha una massa muscolare da bodybuilder. Barcolla spesso, il nostro caro. Cammina tentoni, crediamo veda solo ombre. E’ prudente e tenero. Esce per ultimo e rientra per primo in gabbia. Dorme a ciambellina. Ha un orecchio mangiucchiato (sinonimo di zuffe?)
Don è un bullo. Ha una striscia grigia sul dorso. Sembra uno scoiattolo. Schiaffeggia per un nonnulla i fratelli (ma non il padre). E’ vorace (è un’idrovora, ha cercato di mangiare pure una spugna, ha aperto un barattolo di vetro, spinto giù dalla mensola un pacco di crostatine, poi chiaramente pappate), costruisce case di design; raccoglie carta, tessuti, noci e realizza abitazioni di qualsivoglia fattezza. A piramide, rotonde, mono o bilocali. Sta ore a progettare.
Dan è sensibile, bianco come Dean ma col musetto grigio. E’ tenero. Morbido. Vorrebbe stare sempre in braccio. Sbaciucchia i nostri cani, noi, i fratelli. Ci segue ovunque.
E poi c’è Tatou, il nanetto. Il gemello di Don ma in miniatura. E’ uno scricciolo, non cresce tanto. E’ leggerissimo, dolce e monello. E’ una scheggia, salta e gioca sempre. Ruba cioccolatini, spaghetti crudi (e cotti), si è infilato in un tubo di carta di Scottex senza riuscire a uscirne (ce ne siamo accorti perché notavamo un tubo indemoniato rotolare per la casa). Gli piace stare sulla testa mentre mangiamo. Tatou è la mascotte di casa. E’ indemoniato ma così piccolo da suscitare tenerezza in chiunque.

Corrono per casa (abbiamo coniato il termine Giuseppiadi per descrivere le loro competizioni di 50 cm di scatto o del circuito cucina), si arrampicano sui tubi dell’acqua calda scendendo poi a mo’ di vigili del fuoco sul tubo (o ineleganti ballerine di lapdance, se preferite), inseguono uno dei nostri cagnoloni (il lupetto) per le stanze, cercano di conquistare la vetta della sua testa o coda ogni sera. Mangiano incessantemente, entrano nel frigo, abbiamo trovato Tatou nel frullatore, saltano da terra alla piastra di cottura con zompi elastici come fossero di gomma. Fanno salti in lungo tra il tetto della loro gabbia al tavolo da pranzo (Giuseppe fallisce sempre, a metà volo casca a piombo sul pavimento).

Poi, si stancano, come cuccioli, e si addormentano sulle nostre gambe. Per svegliarsi dopo un’oretta e ricominciare.

Dean, Don, Dan, Tatou e Giuseppe sono non mangiatori di altri animali, come me, Paolo e tutti i componenti della nostra famiglia allargata (si dice vegan ma non mi piace questo termine). Si cibano di frutta (amano il melone, gliene tagliamo fettine tipo fetta di anguria in miniatura), la verdura a foglia verde, i cereali da colazione, adorano le nocciole, le patatine fritte (cerchiamo di dargliene poche), le crostate e i panettoni. Il radicchio, i pomodorini, i peperoni. Le patate al forno o bollite o in qualunque altra maniera. A volte ci tirano dietro i cibi che non amano (le zucchine e, qualche volta i fagiolini)! Oppure ci guardano esterrefatti su due zampe tipo ma che ci dai? Sei impazzita? Tira fuori le patatine! E poi, amano scricchiolare la pasta cruda, i ceci, il miglio.

Adoro le loro manine. Stringono il cibo come noi, tra le dita; si siedono e sgranocchiano. Fanno il bagnetto nella ciotolona dei cani, usano la lettiera! Sono intelligenti, pazienti e osservatori. Sono affettuosi. Simili ma diversi a cani e gatti di casa. Vogliono stare vicino a noi ma sono anche indipendenti. Desiderano il contatto fisico e studiano i nostri movimenti, le nostre abitudini. L’uno diverso dall’altro.

I ratti non piacciono. I nostri colleghi, i nostri amici, ci ascoltavano inorriditi all’inizio. Topi in casa? Oggi, ci chiedono foto e video dei cinque. Ci chiedono di venirci a trovare con i loro figli per conoscere Giuseppe il grigio. E’ una questione di approccio culturale (che parolone!), come per tante altre faccende. Di preconcetto. Ci si convince che i ratti siano sporchi ma in pochi hanno avuto il piacere di osservare un bagnetto-tipo di un topone. Si lavano con attenzione, si lisciano il pelo, si aiutano a vicenda a pulirsi. Sporchi, pensano i più! Che sciocchezze. Ma occorre mostrare, insegnare per sradicare una banale concezione.

Dean, Don, Dan Tatou e Giuseppe sono questo e tanto altro. Sono la pienezza dei nostri giorni, le risate più fragorose della serata. Sono buffi, irriverenti e gentili. Sono un dono. Un regalo del quale siamo grati di cuore a Gianluca e a chi, con lui, dedica tempo, energie e spende sacrificio per garantire una degna e giusta esistenza agli Ultimi.

Buona vita,

Federica

venerdì 20 febbraio 2015

INJERA OVVERO PANE ERITREO

Buonasera!

Mi è sempre piaciuto mettere il naso nelle altre culture. Sono curiosa per natura.
 Capire, ascoltare e sperimentare io stessa.
Qualche sera fà siamo stati in un ristorantino che proponeva anche qualche piatto tipico eritreo.
Sono rimasta affascinata dai profumi, dai colori e dal pane che loro usano come base alle pietanze.
Le injera sono dischi simili alle crepes, ma più morbidi e spugnosi...Vengono usati da "piatto" sul quale sono adagiati vari intingoli ; se ne strappa un pezzetto e si mangia. Che bello essere liberi dalle forchette no?!

Ho trovato su internet varie ricette, e ho assemblato questa:

( per circa 6-7 injera)

- 130 gr di farina integrale
- 130 gr di farina di mais ( io ho usato la fioretto)
- 70 gr di semola di grano duro
- 25 gr di lievito madre (o 6 gr di lievito di birra)
- 200 ml circa di acqua tiepita

Impastare le farine con il lievito e l'acqua, fino a ottenere un composto abbastanza morbido. Io ho utilizzato un pò più di acqua, ma ogni farina assorbe in maniera diversa quindi aggiungete piano piano tutta quella che occorre.
Mettere l'impasto in un recipiente coperto con pellicola (forata con la forchetta) per 3 giorni a temperatura ambiente.

Recuperare l'impasto (trascorsi i giorni necessari) e aggiungere acqua fino a ottenere una pastella simile a quella delle crepes.

Ora viene il bello, scaldare una padelllina bassa,piatta e antiaderende con un filo d'olio (ben spalmato per tutta la superfice, quando è calda versare un mestolo di impasto, rotando con la mano la padella in modo che la pastella rivesta uniformemente il tegame tenendo uno spessore di circa 2-3 mm.
Quando si è un pò asciugata (ci vorrà al massimo qualche minuto) staccate pian piano con una paletta di legno i bordi e rivoltatela dall'altro lato ... ancora un minuto ed è pronta.
Ri-ungiamo leggermente la padella e ripartiamo con la seconda injera.



Tradizionalmente viene servita con lo zighinì (uno spezzatino che noi faremo in versione vegetale), legumi stufati e verdure (crude e cotte).
Largo spazio alla fantasia e alle spezie (cumino, coriandolo, peperoncino ecc..). Loro utilizzano un mix che si chiama berberè. Ma nulla vieta se non lo troviamo di cercare di replicarlo o plasmarlo al nostro gusto.